Sentenza 19 dicembre 2008, n. 47085

Corte di Cassazione Penale - sez. III



Doc. 708B19DI.000 di Origine Nazionale
emanato/a da: Corte di Cassazione Penale


Massima
La sussistenza delle condizioni indicate dall’articolo 183, co. 1, lett. p), D.Lgs. 152/2006 per la qualificazione di sottoprodotto deve essere contestuale per cui, in mancanza anche di una sola di esse, il residuo deve considerarsi un rifiuto.
La previsione dell’art. 14 D.L. 138/2002 sulla definizione di rifiuto (vigente all’epoca della commissione del contestato reato di trasporto di rifiuti non autorizzato), pur ponendosi in contrasto con la definizione comunitaria di rifiuto - come affermato dalla Corte di Giustizia europea - deve essere applicata nel caso di specie, in quanto le norme contenute nelle direttive europee non possono avere come effetto quello di determinare o aggravare le responsabilità penali degli imputati.
(SM)


Motivi della decisione
Con sentenza 18 marzo 2008, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha ritenuto Maiorana Natale responsabile del reato previsto dall’art. 51 c. 1 D.L.vo 22/1997 (per avere effettuato un trasporto di rifiuti non pericolosi provenienti da residui di demolizione di un muro per conto terzi senza la prescritta autorizzazione) e lo ha condannato alla pena di euro tremila di ammenda.
Per l’annullamento della sentenza, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione deducendo difetto di motivazione e violazione di legge, in particolare, rilevando:
- che le prove esperite hanno dimostrato che il materiale era nella quasi totalità costituito da tufo e che doveva e poteva essere riutilizzato per eliminare un dislivello del terreno come hanno asserito i testi che avevano esperienza nel campo di costruzioni edili: i testimoni hanno, pure, chiarito che il Maiorana era l’appaltatore dei lavori dei quali committente era tale Lombardo Orazio;
- che, in base alle emergenze processuali, l’imputato doveva considerarsi il produttore dei rifiuti e, come tale, esonerato dallo obbligo di autorizzazione.
Il ricorso è meritevole di accoglimento, nei limiti in prosieguo precisati, per cui la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.
Il ricorrente dalla circostanza di essere il produttore dei rifiuti (la cui definizione è inserita nell’art. 6 c. 1 lett. b) D.L.vo 22/1997 ora 183 c. 1 lett. b) D.L.vo 152/2006) trae la conclusione della liceità del trasporto per cui è processo.
La provenienza dei rifiuti (proprio di terzi) non rileva per il perfezionamento della fattispecie di reato in esame. L’art. 51 c. 1 D.L.vo 22/1997, nella sua originaria formulazione, puniva penalmente chi privo di un provvedimento autorizzatorio ( iscrizione all’albo o comunicazione di cui all’art. 27) effettuava attività di trasporto, recupero, smaltimento, commercio, intermediazione di rifiuti “prodotti da terzi”; tale locuzione è stata eliminata dall’art. 7 c.6 D.L.vo 389/1997.
La tematica della provenienza dei rifiuti, cui è dedicata buona parte della sentenza e dei motivi di ricorso, si presenta rilevante sotto il diverso profilo, non esaminato dal Giudice di merito, della possibile qualifica del materiale come sottoprodotto.
Nel caso concreto, l’imputato sostiene che il residuo da demolizione non rappresentava un ingombro del quale intendeva disfarsi, ma un bene che possedeva un valore economico e intendeva riutilizzare, senza operazioni di trasformazione preliminari, per il riempimento ed il livellamento di un terreno.
L’assunto difensivo è corroborato da numerosi testi a difesa la cui deposizione è stata ritenuta non conforme a verità dal Tribunale il quale ha escluso che il Maiorana fosse l’appaltatore avendo come riferimento sostanzialmente la compilazione del formulano che accompagnava il materiale.
Il Giudice non ha preso nella dovuta considerazione le numerose dichiarazioni dei testi i quali hanno sostenuto come il materiale proveniente da...(continua)

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